La Legge di Amara e il ministro Roberto Cingolani

La Legge di Amara, stabilisce che: “All’introduzione di nuove tecnologie si tende simultaneamente a sovrastimarne l’impatto a breve termine e a sottostimarne l’impatto a lungo termine“.

Roy Amara è stato è stato un ricercatore, scienziato, futurologo americano e presidente dell'Institute for the Future noto, per aver coniato la legge di Amara sugli effetti della tecnologia.



Nelle recenti esternazioni del ministro Roberto Cingolani pochi ravvisano lo spirito di fondo che ne anima le intenzioni. Negli ambienti economici e finanziari che guidano le politiche mondiali alla crescita a qualunque costo e a prolungare una cultura dello spreco si sta affermando una visione del futuro opposta a quella ecologista e solidaristica. Tollerare le crescenti ingiustizie sociali e mettere in conto condizioni climatiche ostili alla sopravvivenza e alla rigenerazione della biosfera, pur di non rinunciare alla combustione dei fossili o al nucleare “riabilitati” da un intervento a valle del ciclo, con la pretesa insensata di ridurre le scorie di una produzione energetica insostenibile.

Se questo è l’obiettivo inconfessato, solo due tecnologie si aprono all’orizzonte di improvvisati apprendisti stregoni: sequestrare sottoterra la CO2 prodotta in eccesso, oppure fornire energia con combustibile radioattivo impiegato in reattori non convenzionali. Due vie oggi fuori portata perfino su scala commerciale, ma, soprattutto, incompatibili coi tempi e i cicli della natura e, quindi, dirette a scaricarsi ulteriormente sulle generazioni a venire.

Seguendo l’onda, i quotidiani e le riviste danno con sempre maggiore frequenza notizia di progetti grandiosi, come quello di fissare le emissioni climalteranti in pozzi scavati nelle rocce dei deserti dell’Oman (vedi articolo su Scienze, settembre 2021), o di catturare la CO2 in atmosfera per spedirla nelle sacche di basalto dell’Islanda o, ancora, di mantenere un plasma di deuterio-trizio isolato dal mondo esterno a temperature elevatissime con un campo magnetico ad altissima intensità in un’apparecchiatura sperimentale dal diametro di 30 metri e l’altezza di 20. Ma il revival su progetti di là da venire ha un sottinteso: non c’è urgenza per i prossimi anni, perché dopo la narrazione della Laudato Sì e la mobilitazione in ripresa di Greta e degli studenti, tutto tornerà a funzionare come prima.

Cingolani ha colto l’aria e ha capito che il Governo Draghi non ha intenzione di fermare la marcia sbagliata dell’Eni e delle altre partecipate pubbliche che, dentro scenari di progetti fantasmagorici da realizzare tra mezzo secolo, potrebbero mantenere la loro perseveranza su gasdotti, metanizzazione, idrogeno blu, a dispetto delle rinnovabili già vantaggiose e a disposizione. Questo potente apparato industriale, culturale e mediatico arriva puntuale con la propria agenda sui tavoli dei governanti in attesa della Cop 26 di Glasgow. Noi vogliamo ricordare che la Terra non è mai stata così calda da 125mila anni e che non basterà l’obiettivo di abbassarla di 2°C di Parigi, perché non dovremo superare 1, 5°C.

(Questo post è basato su un recente articolo di Mario Agostinelli, che ringraziamo per l’utilizzo).


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